Periphrasis (Circumlocutio)
In linguistica, il termine ‘perifrasi’ (latino periphrasis, dal greco περίφρασις ‘circonlocuzione’) indica una struttura analitica, sintatticamente coesa e semanticamente non composizionale, che codifica uno o più valori grammaticali (solitamente in numero limitato): per esempio, il futuro imminenziale/intenzionale ‘going to + infinito’ dell’inglese o la costruzione progressiva ‘stare + gerundio’ dell’italiano (cfr., tra molti altri, Haspelmath 2000, Ackerman & Stump 2004, Spencer 2006, Brown et al. 2012, Spencer & Popova 2015).
Il termine ‘perifrasi’, tuttavia, non si sviluppa nell’ambito degli studi di linguistica, ma viene mutuato dalla terminologia della retorica, pur mantenendo sempre questa duplice accezione nella sua storia plurimillenaria (cfr. Hoffmann 1993, Grieco & Nardi 2025).
Storia del termine ‘perifrasi’[modifica | modifica sorgente]
Antichità classica[modifica | modifica sorgente]
Nella tradizione greco-latina, periphrasis/περίφρασις è un termine tecnico con connotazione retorico-stilistica, un trópos (τρόπος), solitamente usato o in senso eufemistico per esprimere un concetto sgradevole, oppure per valorizzare qualcosa a meri fini esornativi: per esempio, secondo il grammatico del IV secolo Diomede (GL I.460.7–15), l’espressione virgiliana et iam prima novo spargebat lumine terras…Aurora ‘e già la prima Aurora spargeva nuova luce sulla terra’ (Eneide 4.584–585) è una perifrasi per iam lucebat ‘già splendeva’.
Oltre a Diomede, fanno menzione di ‘perifrasi’ in questo senso autori antichi come Apollonio Discolo (De Constructione II.112 [Lallot 1997: 184]) o Dionigi di Alicarnasso (Thuc. 29.375.4–7), ma una definizione particolarmente trasparente del termine la dobbiamo a Quintiliano:
Pluribus autem verbis cum id quod uno aut paucioribus certe dici potest explicatur, periphrasin vocant, circumitum quendam eloquendi, qui nonnumquam necessitatem habet, quotiens dictu deformia operit, […] interim ornatum petit solum, qui est apud poetas frequentissimus. (Quintiliano, Institutio Oratoria VIII.6.59–60) ‘Quando si descrive con più parole ciò che può essere espresso con una o comunque con meno, la si chiama perifrasi, un giro di parole che è talvolta necessario, quando nasconde qualcosa che è brutto da dire, […], ma talvolta produce solo un effetto decorativo, come è frequentissimo tra i poeti.’
Un’altra chiara caratterizzazione di ‘perifrasi’ è offerta da Elio Donato nella sua Ars Maior (GL III.400.30–401.2), dove si descrive la perifrasi come una ‘circonlocuzione che si ha o per adornare ciò che è bello o per evitare ciò che è sgradevole’ (periphrasis est circumlocutio, quae fit aut ornandae rei causa, quae pulchra est, aut vitandae, quae turpis est).
Come mostra anche questo passo donatiano, nella tradizione grammaticale latina periphrasis ricorre non di rado in parallelo al termine circumlocutio (o circumloquium) ‘circonlocuzione’, calco dell’originale greco περίφρασις. I due termini sono usati in modo grosso modo sinonimico, fatto testimoniato in diverse fonti, come il commento di Pompeo Grammatico all’Ars Maior di Donato: periphrasis dicitur circumlocutio. Haec autem fit aut cohonestandae alicuius rei aut vitandae turpissimae ‘la perifrasi è detta circonlocuzione; questa si ha o per valorizzare qualcosa o per evitare un’eccessiva sgradevolezza’ (GL V.308.15–16).
Mentre nella tradizione antica periphrasis mantiene sempre la sua accezione retorico-stilistica originaria e non è mai adoperato per indicare strutture analitiche con un valore grammaticale, circumlocutio, invece, comincia a sviluppare un valore metalinguistico. Secondo Hoffmann (1993: 229), la prima attestazione in questo senso è fornita da Servio nel suo commento a Donato (GL IV.514.19–23), in cui si afferma che il latino scioglie per circumlocutionem ‘tramite una circonlocuzione’ le forme di participio aoristo attivo greche, per cui il latino non possiede un corrispettivo sintetico (e.g., ὁ δράσας = is qui egit). Anche in un passo delle Institutiones Grammaticae di Prisciano (GL III.238.13–17), circumlocutio è usato con valore metalinguistico per indicare le combinazioni di participio e verbo sum ‘io sono’, che in greco corrispondono a forme verbali sintetiche (e.g., doctus sit/esto = δεδιδάχθω).
Medioevo[modifica | modifica sorgente]
Nel Medioevo, mentre periphrasis rimane ancora relegato al dominio della retorica, è circumlocutio, insieme al suo corrispettivo verbale circumloquor, ad imporsi come termine con valore metalinguistico usato per denotare strutture grammaticali analitiche.
Il perfetto perifrastico passivo del latino (e.g., amatus sum), date la sua salienza paradigmatica e, quindi, la sua frequenza d’uso, è la forma che più spesso esemplifica una circumlocutio (Pietro Elia, Summa super Priscianum [Reilly 1993: 519, 975]; Roger Bacon, Summa Grammatica [Steele 1940: 147–150]; Siger di Courtrai, Summa Modorum Significandi [Pinborg 1977: 32]), ma anche altre strutture verbali vengono definite circumlocutiones, come l’infinito futuro del tipo lecturum esse (Pietro Elia, Summa super Priscianum [Reilly 1993: 515]; Pietro Elia, Summa super Priscianum minorem [Hunt 1980: 96]), o l’imperativo futuro passivo del tipo amatus esto (Pietro Elia, Summa super Priscianum [Reilly 1993: 492]).
Sebbene le strutture analitiche verbali siano quelle che più spesso vengono definite circumlocutiones, questa non è un’etichetta esclusivamente riservata ai verbi: infatti, anche il comparativo analitico dell’aggettivo del tipo magis pius (vs. la forma sintetica in -ior, -ius) è considerato una circumlocutio (Pietro Elia, Summa super Priscianum [Reilly 1993: 262]).
Età Moderna[modifica | modifica sorgente]
A partire dalla seconda metà del XV secolo, periphrasis viene inglobato nel metalinguaggio grammaticale (a fianco di circumlocutio), cominciando a indicare strutture analitiche intese come categorie morfosintattiche. È appena il caso di sottolineare che, a fianco del suo nuovo valore metalinguistico, periphrasis mantiene anche la sua antica accezione retorico-stilistica di tropo per tutta l’Età Moderna fino al periodo dell’Illuminismo (Nebrija 1492.IV.8; Story 1783: 166–167; Beauzée 1782, s.v. circonlocution).
In questo contesto, due ulteriori punti sono particolarmente notevoli. Primo, mentre nell’antichità e nel Medioevo la riflessione linguistica, sia pratica che speculativa, era applicata esclusivamente al greco e al latino, ed era esclusivamente espressa in greco e in latino, a partire dal Rinascimento anche le lingue volgari diventano sia oggetto di indagine, di descrizione e di normalizzazione, sia le lingue in cui le grammatiche potevano essere redatte. Di conseguenza – e secondo punto – il metalinguaggio greco e, soprattutto, latino vengono non di rado tradotti nelle grammatiche scritte nelle lingue volgari, procedura che include circumlocutio/circumloquium, che viene resa come circumlocution in inglese, circonlocution in francese, circumloquio in portoghese e circunloquio o circunlocución in spagnolo. Mentre circumlocutio viene adattato alle lingue che lo assorbono, periphrasis viene perlopiù preso in prestito senza modifiche morfofonetiche significative (periphrasis in inglese, perífrasis in spagnolo, perifrasi in italiano), con l’eccezione del francese, che sviluppa la forma périphrase.
Un’ulteriore notevole differenza fra circumlocutio e periphrasis concerne la loro distribuzione nei domini (meta)linguistici in cui vengono adoperati: mentre il primo viene usato per indicare strutture analitiche sia verbali che aggettivali, periphrasis sembra specializzarsi per costrutti verbali (cfr. tabella 1 in Grieco & Nardi 2025: 82–83). Per esempio, sono definiti periphrasis il perfetto composto dell’inglese del tipo I have done (Greaves 1594: 21), costrutti con verbi modali come il tedesco ‘sollen + infinito’ (Albertus 1573, de verbo, imperativus præsens, 1), le combinazioni di participio perfetto o gerundivo e verbo sum del latino, come amatus/amandus sum (etichettati come coniugatio periphrastica in Melantone 1621: 215–217), e le forme passive del francese (De La Ramée 1590: 103).
Dunque, da una parte, il termine circumlocutio e i suoi corrispettivi in varie lingue hanno avuto per secoli una certa preponderanza nel metalinguaggio proprio della tradizione grammaticale occidentale, ma negli ultimi 250 anni circa hanno assistito a un recesso che ha condotto alla perdita del precedente valore metalinguistico e alla relegazione in ambiti non tecnici. Dall’altra, invece, il termine periphrasis ha sviluppato a partire dal Rinascimento quell’uso metalinguistico che è finito per imporsi nella terminologia tecnica della linguistica e che è comunemente adoperato ancora oggi per indicare categorie morfosintattiche analitiche.
Riferimenti bibliografici[modifica | modifica sorgente]
Albertus L. (1573). Deutsch Grammatik oder Sprachkunst. Augusta: Manger.
Ackerman F. & Stump G. (2004). Paradigms and periphrastic expressions: a study in realization-based lexicalism. In Projecting Morphology, a cura di L. Sadler & A. Spencer, pp. 111–158. Stanford: Center for the Study of Language and Information Publications.
Beauzée N. (1782). Encyclopédie méthodique. Grammaire et littérature. Tome premiere. Parigi: Panckoucke.
Brown D., Chumakina M., Corbett G., Popova G. & Spencer A. (2012). Defining ‘periphrasis’: key notions. Morphology 22, 2, 233–275.
De La Ramée P. (1590). Grammatica latino-francica. Francoforte: Wechel.
GL = Keil H. (curatore) (1855–1880). Grammatici latini. Lipsia: Teubner.
Greaves P. (1594). Grammatica anglicana. Cambridge: Legatt.
Grieco B. & Nardi E. (2025). The metalinguistic development of the term ‘periphrasis’ in the western grammatical tradition from Antiquity to the Enlightenment. Historiographia Linguistica 52, 1, 63–101.
Haspelmath M. (2000). Periphrasis. In Morphology. An International Handbook on Inflection and Word-Formation. Volume I, a cura di G. Booij, C. Lehmann & J. Mugdan, pp. 654–664. Berlino: De Gruyter.
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Hunt R. W. (1980). The History of Grammar in the Middle Ages: Collected Papers. Edited with an Introduction, a Select Bibliography, and Indices by G. L. Bursill-Hall. Amsterdam: Benjamins.
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Pinborg J. (curatore) (1977). Siger de Courtrai. Summa Modorum Significandi; Sophismata. Amsterdam: Benjamins.
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Steele R. (curatore) (1940). Summa grammatica Rogeri Bacon. Oxford: Clarendon.
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